Residuo fisso nell’acqua: come orientarsi alla scelta

Spesso nelle etichette delle bottiglie d’acqua viene indicato il termine “residuo fisso”. Andiamo a scoprire di cosa si tratta, perché è importante e come orientarsi sulla scelta migliore dell’acqua in fase d’acquisto.

Residuo fisso nell’acqua: come orientarsi alla scelta. In generale si tratta della quantità di sali minerali e oligoelementi contenuti in un litro d’acqua, che varia in base al territorio in cui sgorga l’acqua. Ma come scegliere l’acqua migliore in base a questo parametro? Andiamo a scoprirlo.

 

Consulta anche: “Acqua ricca di calcio o povera di calcio: quale scegliere

 

Cos’è il residuo fisso nell’acqua

Il residuo fisso è il parametro che indica il contenuto di sali disciolti dopo l’evaporazione di un litro d’acqua a 180 gradi; si tratta quindi di sostanze che non sono considerate pericolose per la salute. Un’acqua che presenta un residuo fisso alto ha un contenuto di sali minerali più alto, mentre un residuo fisso basso indica una minore quantità di queste sostanze. Da precisare, comunque, che in base alla concentrazione di residuo fisso, le diverse acque minerali possono risultare più o meno adatte al proprio organismo. Un dato che può essere visionato sull’etichetta della bottiglia di acqua minerale, dove viene indicato in milligrammi per litro (mg/l).
Da sottolineare il fatto che il residuo fisso rappresenta uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate. Ecco i dettagli:

  • per l’acqua del rubinetto: il residuo fisso è piuttosto elevato e può variare a seconda della regione e della città, ed è possibile trattare quest’acqua con sistemi specifici in base alle esigenze – la normativa per le acque di rubinetto destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001) non prevede limiti per questo parametro, solo un valore massimo consigliato pari a 1500 mg/L;
  • per le acque minerali in bottiglia: le regole sono diverse, infatti non è fissato nessun limite – la normativa che regolamenta l’utilizzo e la commercializzazione delle acque minerali (D.Lgs 176/2011) stabilisce che sulle etichette debba essere riportato il contenuto salino totale dell’acqua.

 

Classificazione delle acque in base al residuo fisso

La Legge per la vendita e l’utilizzazione dell’acqua minerale (D.Lgs 176/2011) obbliga i produttori a riportare sull’etichetta del singolo prodotto il contenuto salino totale dello stesso. In base alla quantità di residuo fisso, le acque si distinguono secondo questo criterio:

  • acque minimamente mineralizzate: con concentrazione salina inferiore a 50 mg/L, definite “leggere”, favoriscono la diuresi e l’espulsione di piccoli calcoli renali – sono povere di sali minerali e altamente digeribili, adatte anche per soggetti molto sensibili, come i neonati;
  • acque leggermente mineralizzate (o oligominerali): con concentrazione salina non superiore a 500 mg/L, contengono poco sodio, quindi ideali per essere bevute a tavola ogni giorno – svolgono anche un’ottima azione diuretica e sono capaci di dissetare e garantire un apporto sufficiente di minerali, particolarmente indicate in determinate condizioni o specifiche patologie;
  • acque ricche di sali minerali: con concentrazione salina superiore a 1500 mg/L e per questo spesso utilizzate a fini curativi e solo sotto consiglio medico – vanno infatti assunte per periodi non troppo prolungati e in dosi contenute, poiché a lungo andare potrebbero avere un effetto negativo;
  • acque medio minerali (o acque minerali): con residuo fisso compreso tra 500 e 1.500 mg/l, contiene un’alta percentuale di sali minerali – sono consigliate per soggetti che necessitano di minerali, ad esempio per le persone anziane o per chi pratica sport e individui che consumano una gran quantità di grassi e liquidi.

 

L’importanza del basso residuo fisso per la salute

Conoscere l’importanza del residuo fisso è fondamentale per lo stato di salute e il regime alimentare di ciascun individuo. Acqua Santo Stefano si caratterizza proprio per il suo basso residuo fisso, ragione per cui viene classificata come acqua oligominerale, quindi con un residuo fisso inferiore ai 500 mg/l. Acqua Santo Stefano ne contiene solo 245mg/litro a una temperatura di 180°C, e presenta un contenuto di sodio pari solo al 3,01mg per litro. Viene perciò consigliata a chi segue una dieta povera di sodio, per favorire la diuresi, la digestione e contrastare il colesterolo ematico. Inoltre, in base alle ricerche condotte dall’Università di Napoli, Acqua Santo Stefano risulta adatta alla prevenzione di calcoli e gotta nonché al trattamento di colecistopatie croniche e gastriti.
Non solo, si tratta di un’acqua che, grazie al suo basso residuo fisso e al minimo quantitativo di sodio e nitrati, risulta perfetta per i bambini molto piccoli, sia in caso di diluizione del latte in polvere che durante la fase dello svezzamento. Tutta la famiglia può godere ogni giorno delle grandi proprietà benefiche di Acqua Santo Stefano, un’acqua batteriologicamente purissima che aiuta l’organismo a liberarsi dalle tossine in eccesso e a combattere la ritenzione idrica, migliorando l’idratazione dei tessuti. Che sia di accompagnamento ai tuoi pasti, ma anche fuori casa, porta sempre l’acqua Santo Stefano con te!

 

Ti potrebbe interessare anche: “Come scegliere l’acqua minerale per i neonati

articolo pubblicato da
Acqua Santo Stefano
Acqua Santo Stefano, sgorga pura da una fonte incontaminata del Parco del Cilento e Vallo di Diano. È un'acqua oligominerale povera di sodio, ideale per tutta la famiglia.
Caratteristiche dell'acqua

Futuro e sostenibilità. Si comincia dall’acqua

leggi di più
Caratteristiche dell'acqua

L’acqua frizzante fa male? Pro e contro del consumo di acqua frizzante

leggi di più
Caratteristiche dell'acqua

Quanta acqua bevono gli italiani? Curiosità e dati a confronto

leggi di più