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in Acqua&Benessere - Scritto da Acqua Santo Stefano

Periodicamente in Italia ritorna il dibattito sulla gestione dell’acqua in vetro con vuoto a rendere e dei motivi per cui questa opportunità non sia stata ancora colta. Eppure, appena tre anni fa, esattamente il 3 luglio del 2017, il Ministero dell’Ambiente aveva pubblicato un regolamento volto sperimentare il vuoto a rendere su larga scala. L’esperimento è stato un vero e proprio fallimento: l’adesione di bar, ristoranti, alberghi e supermercati è stata bassissima.  

Eppure la pratica di riutilizzare i contenitori in vetro non ha nulla di innovativo se si pensa che fino a 40 anni fa era ampiamente utilizzata anche in Italia. Capiamo in che modo la situazione nel nostro Paese è cambiata in merito ai consumi di acqua in bottiglia. 

Come funziona il vuoto a rendere e i vantaggi per l’ambiente 

Per comprendere meglio come questa pratica rappresenti un vantaggio economico e per l’ambiente, facciamo un esempio pratico tra vuoto a perdere e vuoto a rendere. 

Vuoto a perdere: dopo che abbiamo depositato una bottiglia di vetro nella campana di destinazione, un camion la porta al centro di raccolta. Da qui un altro mezzo la conduce all’impianto di frantumazione e un’altra vettura ancora parte per la vetreria dove verrà effettuata la fusione in un forno a una temperatura di 1.400 gradi. Da questa operazione ha origine la nuova bottiglia in vetro che grazie all’ennesimo camion tornerà al produttore per l’imbottigliamento. 

Totale delle vetture adoperate: 4. 

Vuoto a rendere: la bottiglia passa da casa nostra al deposito e poi al produttore, che provvede alla sterilizzazione e al riutilizzo. Tutto qui. 

Risultato? Ottimizzazione dei tempi e dei costi e meno camion che percorrono migliaia di km su strada. In termini economici, questo significa che se adottassimo la pratica del vetro con vuoto a rendere, si risparmierebbero 5,9 milioni di barili di petrolio all’anno. 

Acqua in vetro e vuoto a rendere: cosa possiamo fare 

Come accennato, purtroppo il vuoto a rendere è una pratica troppo poco diffusa nel nostro Paese. Il problema è duplice e presenta due origini distinte: da una parte i consumatori dovrebbero adottare maggiormente questa pratica e valorizzare i benefici ambientali ed economici che ne derivano, dall’altra i produttori dovrebbero cercare di rendere questa opzione più accessibile e vantaggiosa anche per gli stessi clienti.  

Un pratico esempio di come ognuno di noi può essere parte di un importante cambiamento con il minimo sforzo. Acqua Santo Stefano adotta con orgoglio la buona pratica del vuoto a rendere. Un semplice gesto per il bene comune. 

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